Dopo aver parlato dei codici RAE, oggi vi introduciamo ad un approfondimento dedicato al codice NACE. Le attività commerciali hanno importanza sul piano statistico a livello locale, nazionale ed europeo per valutare anche il volume degli scambi, nonché il numero delle attività presenti sul territorio e il loro stato di benessere; con l’apertura dei confini e del libero scambio, l’Unione Europea ha pensato di armonizzare gli istituti di statistica nazionali e di creare un proprio organo di analisi – Eurostat – e definire una nomenclatura più puntuale alle varie attività e realtà imprenditoriali da adottare nei singoli Stati Membri. Nasce così in sintesi la nomenclatura con i codici NACE, che andremo ad approfondire di seguito.

Quando nascono i codici NACE

L’Eurostat – l’organo di statistica europea istituito dalla Commissione Europea – stabilisce nel 1970 l’adozione di un sistema di nomenclatura delle attività commerciali, appunto la codifica NACE, acronimo del francese Nomenclature statistique des Activités économiques dans la Communauté Européenne che nelc orso degli anni è stata raffinata e aggiornata fino all’ultima versione (Rev. 4 del 2008). La classificazione NACE deriva da quella ISIC (International Standard Industrial Classification) che è a sua volta un sistema internazionale di classificazione delle attività economiche e industriali istituita e introdotta dalle Nazioni Unite per facilitare gli scambi commerciali tra i Paesi.

La prima versione della classificazione NACE risale al primo Regolamento CEE, in materia, n. 3037/1990, successivamente modificato dal regolamento CE n. 29/2002. Un’ulteriore importante revisione fu eseguita nel 2006 e implementata nel 2007 fino ad arrivare all’ultima stesura.

Le prime applicazioni statistiche ebbero inizio proprio nel 2008, quando anche le imprese entrano maggiormente in confidenza con questa classificazione adottandola ampiamente, talvolta in sostituzione dei codici ATECO, per quanto riguarda l’Italia. I codici ATECO (Attività Economiche) infatti, sono la “traduzione” nazionale redatta dall’ISTAT dei codici NACE; il regolamento europeo, infatti, impone l’adozione della nomenclatura standard e comune per tutti gli Stati Membri, per cui ciascun istituto nazionale di statistica ha formulato di conseguenza delle tabelle di conversione a cui far riferimento per tradurre appunto a livello nazionale e in modo automatico la descrizione dell’attività commerciale o settore economico di appartenenza.

L’importanza di unificare le definizioni delle attività economiche nasce dall’esigenza di evitare incomprensioni a livello statistico tra le diverse nomenclature nazionali e i diversi modi di definirle.

Dai codice NACE agli ATECO, come si  leggono

Gli istituti di statistica dei Paesi membri europei hanno provveduto ad adottare, aggiornare e declinare i codici NACE nei rispettivi paesi. In Italia, l’ente che si occupa di fare ciò è l’ISTAT – l’istituto di statistica nazionale – che nel 2002 redige la prima classificazione ATECO, nota con il nome di ATECO 2002, appunto.

La nomenclatura è stata nel tempo aggiornata e il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la versione ATECO 2007 in sostituzione della precedente del 2002. La nomenclatura è utilizzata sia a scopi statistici, ma anche – per quanto riguarda l’Italia – in tutti i casi di comunicazioni e dichiarazioni presso l’Agenzia delle Entrate, come ulteriore metodo di semplificazione.

Un codice ATECO – che deriva dai NACE – si compone di sei cifre. La sezione di riferimento viene identificata con una lettera (la stessa in tutta Europa per individuare quella specifica attività); per comodità, in Italia, la sezione solitamente viene omessa perché è implicitamente riportata nel codice numerico stesso. Le singole attività sono poi raggruppate in numeri che stanno a indicare nell’ordine e nel dettaglio crescente le seguenti informazioni:

  • Sezione;
  • Divisione;
  • Gruppo;
  • Classe;
  • Categoria;

Quindi, per esempio, il codice A.01.11.10 indica il settore della coltivazione di cereali (escluso il riso) e si compone nel modo seguente:

  • A è la sezione (Agricoltura, silvicoltura e pesca);
  • 01 è la divisione (Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi)
  • .1 è il Gruppo (01.1 è coltivazione di colture agricole non permanenti);
  • .11 è la Classe (01.11 è coltivazione di cereali, escluso il riso, legumi da granella e semi oleosi);
  • .11.1 è la categoria (01.11.1 coltivazione di cereali)
  • .11.10 è la sottocategoria (01.11.10 coltivazione di cereali escluso il riso).

Un altro esempio per capire: C.13.92.10

  • “C “ identifica la sezione delle industrie manifatturiere e va dalla divisione 10 alla 32
  • La divisione 13 riguarda l’industria tessile
  • Il gruppo .9 concerne la specifica del confezionamento;
  • La classe .92 indica il confezionamento di biancheria;
  • Categoria e sottocategoria .10 è il confezionamento di biancheria da letto, da tavola e per l’arredamento.

Per cui il codice per esteso C.13.92.10 indica tutti coloro che operano nell’ambito del confezionamento di biancheria da letto, da tavola e per l’arredamento.

Le combinazioni dei codici NACE/ATECO sono moltissime, per individuare il codice di appartenenza è sufficiente controllare le tabelle pubblicate presso i siti ufficiali dei vari enti che li utilizzano, ISTAT; Agenzia delle Entrate, camere di commercio o consultare i loro motori digitali interni, i quali inserendo nella barra di ricerca un codice ATECO in possesso è possibile risalire all’attività di appartenenza.

Codici RAE e SAE: cosa sono?

Immagine esemplificativa sul Codice Ateco
All’interno di un contesto di analisi Business, è necessario acquisire notevoli informazioni commerciali funzionali al supporto dei manager nelle decisioni a carattere strategico. Nella maggio parte dei casi, è necessario analizzare gli elementi conoscitivi dell’azienda, come i dati anagrafici dell’impresa, la regione sociale di appartenenza, il contesto di rifacimento, la partita IVA e il codice ATECO. Oltre a quest’ultimo codice, ci sono altri due codici un po’ meno diffusi, ma che possono all’occorrenza essere molto utili: RAE e SAE.

Questi due codici hanno l’obiettivo di classificare le imprese, in relazione a delle specifiche attività economiche di riferimento, sulla base degli orientamenti della banca italiana. L’applicazione di questi due codici è largamente diffuso, specialmente nel settore bancario che si occupa di catalogare le attività economiche delle imprese. L’organo che si occupa dell’utilizzo di tali codici è la banca perché, nella misura in cui è necessaria la valutazione dell’attività economica delle imprese, si adotta la logica che sta alla base del merito creditizio, noto al sistema bancario. Le valutazioni vengono formulate su parametri oggettivi e di uniformità di analisi del rischio economico dell’attività in questione. Il codice RAE indica il Ramo di Attività Economica, ed è formato da 3 cifre identificative, stabilite dalla Banca italiana. Questo codice garantisce l’uniformità alla contabilità reale e, soprattutto, a quella finanziaria, per far si che l’allineamento alla classificazione statistica delle attività economiche all’interno dell’UE, venga assicurata. Per di più è necessario collegare il RAE alla codifica NACE: la creazione del RAE ha come dati di partenza il codice Ateco e quello SAE.

Quest’ultimo indica i settori o i sottogruppi di attività economica e consente di individuare nel dettaglio l’attività dell’impresa. Questo elenco è direttamente fornito dalla banca italiana. Spesso, numerose aziende e liberi professionisti, non sono agevolati nella ricerca di questi due codici, nella misura in cui vengano richiesti. Proprio nella sfera applicativa tipica della Camera di Commercio, le codifiche sono state modificare dal codice Ateco, inserito in favore di una classificazione unica diffusa. RAE e SAE non sono riportati nella visura camerale di un’azienda, per cui un modo veloce e professionale per ottenere tali codici, è quello di servirsi del portale ICRIBIS, i cui report si focalizzano sulle aziende di cui posseggono tutte le informazioni necessarie.

 

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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