La partita Iva è un codice numerico o alfanumerico che va ad identificare ogni contribuente a fini fiscali, per determinare il pagamento dell'imposta sul valore aggiunto. Il codice della partita Iva viene assegnato univocamente dalla Camera di Commercio Italiana (vedi qui per la partita iva all'estero) per quanto riguarda le aziende sul nostro territorio, ed è composto da 11 cifre.

Verifica

Degli undici caratteri o cifre, l'ultima cifra è quella utile al controllo della correttezza del dato da noi in possesso. La partita IVA consta di tre parti: la prima parte è composta da 7 numeri che sono assegnati dalla Camera di Commercio Italiana in maniera progressiva. Il criterio è quello di calcolare in maniera progressiva rispetto a tutte le attività presenti nella stessa zona. La seconda parte del codice di partita Iva è formata da tre numeri, che identificano la provincia di pertinenza in cui ha sede l'attività che svogliamo. L'ultimo numero, detto di controllo, è una cifra che serve a verificare che tutte le altre informazioni siano corrette.

Calcolo cifra di verifica

L'ultima cifra deve essere congruente a quanto si ottiene dal seguente calcolo:

  • sommiamo tutte le cifre dispari esclusa appunto l'undicesima, ottenendo la cifra X
  • moltiplichiamo ogni cifra di posto pari per 2. Se otteniamo delle cifre maggiori di 9, sottraiamo 9
  • addizioniamo questa serie di cifre ottenute fra di loro, ottenendo Y
  • sommiamo X+Y ottenendo Z
  • calcoliamo R, ovvero il resto della divisione di Z/10
  • se R è maggiore di 9, dobbiamo effettuare la sottrazione 10-R

Il numero ottenuto deve combaciare alla cifra numero 11: in questo caso la partita Iva è corretta.

Come si calcola la partita iva

L’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto) è diventata in questi tempi un argomento molto discusso tra l’opinione pubblica, che ha già dovuto accettare lo scatto dal 21% (misura che resisteva da anni) al 22% per mettere in ordine le disastrate casse dello Stato. Oltre al regime ordinario esiste anche un'altra variante: per quanto riguarda il regime dei minimi potete consultare il nostro articolo di approfondimento. Se invece siete interessati alla Partita IVA agevolata vi consigliamo la lettura di questo nostro articolo sulla Partita Iva agevolata.

Il calcolo della Partita Iva (netto da lordo) avviene aggiungendo la percentuale relativa al settore di competenza sul prezzo del servizio erogato. Formata da undici caratteri, per un conteggio corretto della propria Imposta, come detto si deve scomporre questa cifra in tre parti:

  • le prime sette sono indicate dalla Camera di Commercio in modalità progressiva;
  • le successive tre indicano invece la zona, o più esattamente la provincia, di residenza dove inizieremo la nostra attività lavorativa
  • l’ultima, infine, è il numero detto di controllo, che serve ossia a verificare la correttezza di tutte le informazioni.

Il criterio utilizzato è quello di ordinare progressivamente tutte le attività presenti in zona. Sono disponibili sul web diversi servizi offerti da molti portali online (vi segnaliamo calcoloiva.com che offre il calcolo gratis) che permettono il calcolo dell'imposta sul valore aggiunto, sia comunitaria che intra-comunitaria. Oppure si può scegliere di scaricare dei speciali software o programmi per il proprio pc per calcolare la propria Partita Iva.

Vista comunque la complessità della materia, è sempre utile tuttavia consultare un commercialista per valutare e calcolare non solo le spese annue ma anche mensili della Partita Iva per tenere in ordine soprattutto i conti della propria attività e non incorrere nelle sanzioni del Fisco.

L’aumento

Come anticipato all’inizio, l’eventuale aumento dell’Iva, come annunciato dal Governo in caso non si reperissero tutte le risorse disponibili, si trasformerebbe in una stangata da circa 16 miliardi l’anno. Il passaggio dal 22% al 23% infatti riguarderebbe tutti quei beni come abbigliamento, profumi, bevande, superalcolici, tabacchi, articoli sportivi, giocattoli, pacchetti vacanza, telefoni, auto, garage, pedaggi, parcheggi, carburanti da trasporto e da riscaldamento, televisori, computer, tablet e prodotti per la casa.

Facile prevedere quindi un ulteriore aumento dopo tutte le tasse che hanno colpito gli italiani; un aumento che avrebbe come rischio quello di una violenta fiammata inflazionistica. Il calcolo della Partita Iva quindi è sempre più legato alle notizie d’oggi e ai prezzi che troveremo nei negozi qualora il temuto aumento si realizzasse concretamente.

Il calcolo di una fattura online: ecco come e dove farlo

Emettere una fattura e avere una conoscenza completa su questo argomento è ormai indispensabile per chi è titolare di un’attività o presta un servizio ai cittadini, o vuole comunque aprire un'attività. Esistono dei portali sul web che offrono il calcolo della fattura on line semplificando di molto le procedure per i venditori.

Cosa è una fattura: a quali servizi fa riferimento? Alternativa alla ritenuta e identificativo al pari del codice fiscale

La fattura è un documento fiscale obbligatorio che attesta la prestazione di un servizio o la cessione di un bene. Tutti coloro che sono titolari di Partita Iva hanno l’obbligo di presentare la fattura anche se ci sono delle esenzioni che riguardano le prestazione alberghiere, i commercianti al dettaglio, gli autotrasporti di persone e la somministrazione di bevande o alcolici, solo per citarne alcune.

Queste categorie tuttavia devono presentare un documento fiscale, che sia scontrino o ricevuta, che attesti la vendita di un bene. La fattura deve essere in due copie, delle quali l’originale va al cliente e la copia al venditore. Essa dovrà essere composta dai seguenti dati sia per quanto riguarda il compratore che il venditore.

Per i venditori sono richiesti il nominativo o la ragione sociale, numero Partita Iva e indirizzo così come i compratori dovranno esibire i dati relativi alla ragione sociale e l’indirizzo. La fattura dovrà avere un numero progressivo da azzerare all’inizio di ogni anno e dovrà contenere al suo interno la natura, qualità e quantità dei beni ceduti, il prezzo unitario dei beni e il prezzo complessivo, ammontare dell’Iva, eventuali sconti e in ultimo il costo totale della prestazione.

Calcolare la fattura on line (scegli il sito giusto) con l'aliquota IVA corretta

Dopo aver fatto una generale introduzione sui caratteri fondamentali di una fattura, passiamo ad elencare diversi portali che offrono il calcolo della fattura on line. La struttura è chiara, semplice e lineare: il cliente riempie i campi relativi alle varie voci (imponibile, Iva, ritenuta d’acconto, ecc) e attraverso il tasto “calcola” avrà il totale dell’importo.

Ecco un sito che offre questo servizio:

  • http://www.ording.roma.it/tariffa/index.aspx che offre la possibilità di calcolare online la fattura sia a livello professionale che per quanto riguarda le tariffe professionali per le opere pubbliche.

Guida a come fatturare per professionisti: occhio al codice. Ecco il nostro contributo alla tua ricerca

Moltissimi al giorno d'oggi desiderano mettersi in proprio ed aprire un'attività; sono soprattutto i giovani a decidere di intraprendere questo cammino e di entrare nel mondo dell'imprenditoria femminile. In diversi casi, per aprire un'impresa, è necessario chiedere finanziamenti e prestiti alle banche, perché non si dispone di soldi liquidi a sufficienza e subito per investire sull'apertura dell'attività desiderata.

É inoltre necessario sapere che coloro che hanno un'azienda o un'impresa devono assolvere ad alcuni obblighi che lo Stato e le sue leggi prevedono e che sono fondamentali per avviare un'attività in regola e per evitare sgradevoli imprevisti in futuro Tra gli obblighi di un imprenditore c'è sicuramente quello di aprire la partita Iva e saper compilare la fattura riferita alla stessa e su qualunque cosa venga dichiarato.

Ogni corrispettivo deve riportare la Partiva IVA di riferimento, e deve essere registrata regolarmente andrà poi inserita in archivi appositi quali il Registro degli acquisiti (art. 25); il Registro delle fatture emesse (art. 23); il Registro dei corrispettivi (art. 24) ecc.

La fattura va registrata entro quindici giorni da quando la ricevuta è stata emessa oppure da quando è stata effettuata la consegna di un determinato prodotto. Se ha un importo inferiore ai 150 euro, si deve compilare un modello mensilmente entro quindici giorni dalla fine del mese stesso.

In caso di documenti differit la registrazione deve invece avvenire entro il lo scadere della data di emissione della ricevuta stessa. Da sottolineare che la fattura Iva viene emessa per fini tributari e per definire dunque quante tasse una data impresa deve pagare.

Cosa indicare nella ricevuta di emissione: ecco i dati da inserire oltre l'imponibile

Nei documenti di questo tipo va inserita, oltre all'ammontare della partita Iva anche tutto quello che è legato agli acquisti (operazioni passive), alle vendite alle prestazioni o alle cessioni (definite operazioni attive) e tutte le azioni di natura passiva, come gli acquisti veri e propri.

Le varie fatture vanno invece segnalate e catalogate in base alla loro data di emissioni e su ogni singola pagina va segnalato:

  • imponibile distinto per aliquota;
  • IVA distinta per aliquota;
  • data di emissione;
  • numero progressivo di emissione;
  • indicazione del cliente (nominativo o ragione sociale).

Fatture per regimi minimi: occhio allo scorporo

Come chiunque altro soggetto intenda aprire o ha aperto, la partita IVA, anche nel caso dei regimi minimi è necessario compilare una fattura, cartacea o elettronica per ogni tipo di prestazione nei confronti di un cliente. I vantaggi di natura fiscale, in questi casi sono evidente, l’importante è che ogni fattura sia compilata a regola d’arte e riporti le giuste indicazioni.

Ricordiamo innanzitutto che in questo particolare caso, il contribuente deve dimostrare di avere e mantenere una serie di requisiti: i ricavi relativi agli anni precedenti la dichiarazione dei redditi, non devono superare i 30.000 euro annui, ed il titolare di questa tipologia di Partita IVA non deve aver effettuato attività di tipo imprenditoriale, nè essere un lavoratore autonomo a tre anni precedenti l’apertura della stessa.

Al momento della stesura delle varie fatture, poichè come vedremo si tratta di un regime che consente di escludere l’IVA, il titolare dovrà scrivere in fondo al documento una dicitura che faccia riferimento al D.L. 98/2011 Art. 27, commi 1 e 2, e rilasciare una dichiarazione che attesti come il reddito non preveda l'imposta sostitutiva per non essere assoggettati a ritenute d'acconto.

Grazie a questo tipo di situazione fiscale, il titolare della partita IVA potrà godere di una serie di benefici. Innanzitutto, come abbiamo detto, la possibilità di non dover aggiungere l’IVA , nè tantomeno l’IRAP. Non è prevista neanche la ritenuta d’acconto: bisogna soltanto aggiungere una voce pari al 5% di imposta sostitutiva sui redditi, che va a prendere il posto di IRPEF e altre addizionali.

Il soggetto, inoltre, non è tenuto ad avere un registo contabile nè è sottoposto agli studi di settore: l’unica condizione è quella di conservare tutti i documenti sia in entrate che in uscita.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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