La partita Iva è un codice numerico che identifica un determinato soggetto contribuente, e lo fa in maniera univoca, ovvero ad ogni imposta corrisponde un unico soggetto. E' composta da 11 caratteri che vanno a specificare il contribuente secondo quanto registrato presso la Camera di commercio, e la provincia dove ha sede l'agenzia delle entrate.

Aprire la partita Iva è una operazione che si fa richiedendo all'agenzia delle entrate l'attribuzione di un numero di Partita Iva e iscrivendosi come impresa (individuale o collettiva) presso la Camera di commercio. I costi di apertura sono pressochè nulli in alcuni casi. Bisogna poi rivolgersi all'INPS e chiedere l'apertura di una posizione previdenzialie: anche qui i costi sono nulli.

Come aprirla e quanto costa?

Nei casi in cui le prestazioni occasionali superino il limite di 5000 euro, però, sarà necessario aprire la Partita Iva. Esiste la possibilità di avviarla come libero professionista oppure come ditta individuale. Nel primo caso si deve presentare un modello di inizio attività presso l’Agenzia delle Entrate e, poi, iscriversi alla Gestione Separata INPS. Questo a meno che non si vada a svolgere una professione con la previdenza professionale indipendente, vedi l’INPGI per i giornalisti.

I costi della partita Iva sono pari a zero se si procede in maniera autonoma con l’apertura presso l’AdE o l’INPS. Naturalmente, se ci si affida ad un commercialista o un patronato si deve considerare il costo delle prestazioni dei professionisti. Invece, se bisogna iscrivere la ditta alla Camera di Commercio, ai costi per il consulente si devono aggiungere i diritti camerali di bollo e segreteria.

I costi deducibili sono quelli che riguardano chi ha la partita Iva ordinaria e fanno riferimento ai costi riguardanti l’attività svolta. Ad esempio se si lavora da casa e si indica il proprio indirizzo nell’apertura della partita IVA, si può dedurre il 50% delle spese legate alla casa come l’affitto, il riscaldamento o l’elettricità. Invece per le spese telefoniche e per l’automobile, si dovrà verificare ogni anno in che percentuale sono deducibili, anche a seconda dell’attività svolta. Ricordiamo poi che per le partite Iva in regime forfettario i costi deducibili non esistono.

Cosa cambia per le ditte individuali

Per quanto riguarda le ditte individuali, esiste l’iscrizione al Registro delle Imprese, che è tenuto alla Camera di Commercio. Tramite la compilazione della Comunicazione Unica viene richiesto il codice fiscale e anche la partita IVA; si apre la posizione assicurativa all’INAIL; si richiede l’iscrizione presso l’INPS dei dipendenti oppure dei lavoratori autonomi.

Effettuato questo passo si dovrà, poi, individuare il regime di appartenenza.

Scopriamo il regime forfettario e quello ordinario

Per il regime forfettario agevolato i limiti reddituali da rispettare sono:

  • 30.000€ per professionisti, artigiani e imprese;
  • 50.000€ per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • 40.000€ per ambulanti di alimentari e bevande;
  • 30.000€ per ambulanti di altri prodotti.

Questo regime fiscale comporta la determinazione del reddito imponibile in modo forfettario ed un’imposta sostitutiva del 15% dello stesso imponibile. Qualora l’attività permetta di rientrare in tali limiti si può adottare il regime forfettario comunicandolo mediante la dichiarazione IVA.

Con la Legge di Bilancio 2019 sono state introdotte delle novità proprio in materia di nuovi limiti reddituali per il regime forfettario e l’introduzione di una flat tax per l’IRPEF. Il limite dei ricavi viene innalzato a 65000 € con relativa revisione dei coefficienti di redditività. Quindi, dal 1° gennaio 2019 possono aderire al regime forfettario i professionisti che nel 2018 possiedono i seguenti requisiti:

  • Hanno ottenuto ricavi o percepito compensi entro i 65.000 €;
  • Non partecipano o non hanno partecipato a imprese familiari, società di persone, associazioni, organi di controllo di S.r.l. o associazioni in partecipazione che svolgono attività direttamente o indirettamente collegate a quella che svolge il professionista in regime forfettario (per non usufruire di vantaggi di un regime fiscale agevolato per attività simili come previste dal codice ATECO con altre modalità)

Per quanto concerne l’IRPEF, il regime forfettario versa il 15% sul proprio reddito determinato con il coefficiente di redditività che viene applicato al fatturato. Gli ordinari, invece, hanno le aliquote IRPEF che sono progressive per scaglioni:

  • Il 23% per redditi sino a 15.000 euro;
  • Il 27% per redditi che vanno da 15.001 a 28.000 euro;
  • Il 38% fra 28.001 e 55.000 euro;
  • Il 41% fra 55.001 e 75.000 euro;
  • Il 43% per redditi superiore ai 75.000 euro.

Nel regime forfettario è stata introdotta la misura della flat tax che andiamo a vedere nel dettaglio

Flat Tax e nuovi coefficienti di redditività

La flat tax è un’imposta unica introdotta con la Legge di Bilancio 2019 e che si applica sulla base di vari scaglioni di fatturati, nel modo seguente:

  • fatturato fino a 65 000 €la tassazione è del 15%;
  • fatturato tra 65 000e i 100 000 €, la tassazione è del 20%;
  • attività che è in faseavvio ovvero chi apre un’attività nuova che non aveva svolto nei 3 anni precedenti a quello di riferimento, la tassazione è al 5%.

Inoltre, dal punto di vista dei contributi è previsto una riduzione del 35% in seguito alla richiesta INPS.

Passaggio da regime ordinario a regime forfettario 2019

Con l’innalzamento delle soglie di reddito, chi superava i “vecchi limiti” anche per poche migliaia di euro può decidere di passare al regime agevolato forfettario, purché si rientri nei nuovi limiti stabiliti e nelle condizioni previste. Il passaggio dal regime ordinario al forfettario è semplificato ed è sufficiente comunicare la propria volontà tramite la prima dichiarazione IVA che si presenta successivamente alla propria scelta.

Consigli utili

In ultimo diciamo che il consiglio migliore prima di aprire una Partita Iva è quello di avere le idee chiare sull’attività che si vuole avviare e poi, farsi una infarinatura sugli aspetti fiscali, quelli finanziari, quelli commerciali e tecnici della questione.

Per capire se vale la pena aprire una partita IVA è bene valutare sempre l’opportunità di lavoro per cui è richiesta la partita IVA o se rientrate in una di queste situazioni “tipo”:

  1. La collaborazione proposta proviene da una piccola realtà imprenditoriale in fase di lancio che vi richiede una consulenza in piena autonomia. Se da una parte questo significa partecipare al rischio di impresa, dall’altra parte vi è la possibilità di dimostrare le proprie capacità purché si creda nel progetto, si condividano gli obiettivi e il datore di lavoro dimostra fiducia e volontà di investire.
  2. La collaborazione con partita IVA è di natura principalmente commerciale basato su un reciproco scambio di servizi e precise regole di ingaggio tra due “imprese”;
  3. La collaborazione con partita IVA permette un adeguato grado di libertà rispetto al servizio o prestazione da fornire e il rapporto che si instaura è quello tipico di committente e cliente e non tra datore di lavoro e dipendente. Se il cliente/datore di lavoro apprezza l’approccio imprenditoriale, la proposta di collaborazione anche a lungo termine è valida e conviene aprire la partita IVA.
  4. Può valere la pena aprire una partita IVA se si desidera maturare un’esperienza “ponte” quale soluzione temporanea per uscire dalla disoccupazione e maturare esperienze nuove in un determinato settore professionale a cui si aspira accedere, ma per il quale non si sono maturare sufficienti esperienze.

Infine non guardate mai a breve termine, ma costruite qualcosa di solido che abbia una durata nel tempo.

Costi medi

Immagine rappresentativa di un'imprenditore che ha avuto un'idea e deve aprirsi la partita iva

Non c'è un costo specifico legato alla partita Iva, possiamo fornire quelli che sono i costi medi previsti per un contribuente tipo. Per iscriversi alla camera di commercio, il costo è di circa 100 euro. Se ci si rivolge ad un commercialista per avere assistenza, il prezzo può arrivare anche a circa 1000 euro l'anno. Il costo principale è legato al versamento dei contributi e ai pagamenti delle imposte. All'INPS vanno pagati in media 2.800 euro l'anno, ed un eventuale conguaglio se il reddito annuale supera i 13.819 euro. Per quanto riguarda IRPEF ed IRAP, il calcolo dei versamenti da effettuare va fatto in percentuale rispetto al reddito ottenuto. Se il reddito arriva a 28.000 euro, va pagato un 23-27% di IRPEF ed un 3,9% di IRAP. A questi costi vanno aggiunti quelli dei bolli, di circa 10 euri all'anno.

Aprire una Partita Iva è un passo obbligatorio per chi ha un proprio lavoro e comporta necessariamente dei costi, relativi non tanto all’apertura della pratica quanto alla gestione. Proprio per queste ragioni, è utile avere una quadro completo dell’informativa sull'imposta e affidarsi a persone competenti che possono dare un aiuto nella gestione di un’attività.

La telematizzazione di alcune pratiche ha portato alla semplificazione di alcune procedure come per esempio l’apertura della Partita Iva, che oggi può essere fatta tramite il sistema “Comunicazione Unica” attraverso i moduli scaricabili dal web. Di conseguenze i costi saranno relativi alla gestione (ricordiamo che è un codice a 11 cifre e deve visibile obbligatoriamente nelle fatture, sul sito web ufficiale e sui documenti richiesti). Tra i costi da mettere in conto c’è sicuramente la consulenza di un commercialista cui far affidamento per la gestione della propria attività.

Poi ci sono i costi previdenziali, che per una persona non occupata come impresa, equivale a 2887 euro più un’addizionale del 20% se il reddito è superiore a 14000 euro. Per quanto riguarda Irpef e Irap, le spese sono calcolate sulla percentuale del reddito dichiarato (per l’IRPEF si parla di una forbice tra il 23-27% per redditi fino a 28.000 euro, l’IRAP è pari invece al 3.90%).

Partita IVA per giovani

Gli under 35 che fanno richiesta per una Partita IVA possono usufruire di alcuni vantaggi di tipo fiscale ed evitare diverse spese.

Tra i vari vantaggi fiscali, il pagamento dell'IRPEF viene calcolato sui redditi, ma l'aliquota applicata è del 5% anziché del 23%. Non è necessario, inoltre, tenere dei registri contabili, i quali comporterebbero l'assunzione di un commercialista, il quale si occuperebbe anche della dichiarazione dei redditi.

Fanno parte dei vantaggi anche quelli offerti dal cosiddetto "regime fiscale dei minimi", che con una riforma del 2012 è stato limitato a 5 anni, che però è rinnovabile.

Partita IVA Agricola

L'agricoltura italiana è uno dei pochi settori rimasti a non essere in crisi, e ciò è dovuto al fatto che gli imprenditori agricoli posso godere di diverse agevolazioni fiscali.

Le imprese agricole posso anche essere costituite sotto forma di cooperative, società di persone o capitali, il requisito per definire le società imprese agricole è che almeno un socio abbia la qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale, o IAP.

Come si apre?

Basta andare alla coldiretti, associazione dei Coltivatori Diretti, più vicina al proprio luogo di residenza con i propri documenti e compilare una serie di moduli inerenti al tipo di impresa che si vuole avviare. In più, non è necessario possedere un terreno, ma se lo si possiede è necessario aggiungere anche una visura e il titolo di possesso del terreno stesso.

Quali sono i costi legati ad una impresa agricola?

Le imprese agricolo sono tra le più avvantaggiate a livello di gestione e di imposte. All'avvio dell'impresa occorre solamente pagare il diritto camerale, che ammonta a meno di 100 euro. Inoltre il contributo minimo INPS per gli IAP si aggira intorno ai 1.500€ contro i 3.000€ dovuti dagli altri tipi di imprese.

Partita Iva agevolata

Esiste tuttavia la possibilità di aprirne una a regime agevolato; per poter usufruire di questa opportunità è necessario avere certi requisiti che sono:

  • Il contribuente non deve aver esercitato alcuna attività nei precedenti tre anni;
  • L’attività deve essere completamente nuova;
  • Il compenso massimo previsto per i lavoratori autonomi è di € 30.987,41;
  • Nei tre anni precedenti i richiedenti non hanno effettuato acquisti di beni strumentali per una somma totale non superiore a 15000 euro.
  • Non ha costi di chiusura

Chi sarà in possesso di questi requisiti potrà richiedere un regime agevolato che porterà di conseguenza anche dei vantaggi riguardo i costi:

  • Per i primi tre anni non si paga l’Irpef e le varie imposte addizionali
  • Queste imposte sono comunque sostituite da una tassa unica sul 10% del reddito raccolto

Chi usufruirà di questa opportunità però non potrà avete le detrazioni riferite all’imposta assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti anche intracomunitari e sulle importazioni.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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