La domanda che riguarda i dipendenti pubblici e l’apertura della partita Iva è un quesito che viene posto molto spesso e, in maniera particolare al giorno d’oggi, data la situazione economica attuale. Infatti, è sempre maggiore il numero delle persone che vorrebbe “arrotondare” lo stipendio cominciando ad avviare un secondo lavoro. Nel caso dei dipendenti pubblici, però bisogna stare molto attenti perché si corre il rischio di fare qualche passo falso e spingersi al di fuori di quanto è consentito dalla legge.

Vediamo, quindi, quali sono i casi in cui un dipendente pubblico può aprire una partita Iva senza correre il pericolo di venire licenziato oppure di subire delle sanzioni disciplinari.

Seguiamo le due regole basilari

Iniziamo subito col dire che esistono due tipologie di regole da tenere ben presenti:

  • Ci sono le regole Generali, che valgono per tutti i dipendenti pubblici, senza nessuna esclusione;
  • Ed esistono anche le regole Speciali, che comunemente rappresentano tutte le eccezioni e che, ovviamente, sono diverse per i vari Enti Pubblici.

Per prima, quindi, bisogna verificare se le regole generali del proprio Ente autorizzano o meno l’apertura di una partita Iva per il vostro caso specifico. Dopo aver ottenuto una regolare concessione dell’apertura dalle regole generali, non viga qualche particolare impedimento all’interno del regolamento specifico del vostro Ente. Se anche in questo caso riuscite a superare l’ostacolo, allora, si può aprire la partita Iva tanto desiderata con tranquillità e senza la paura di rischiare qualcosa.

Vediamo meglio in cosa consistono le regole generali: innanzitutto bisogna verificare se nel vostro contratto di lavoro è indicata la legge che disciplina il rapporto fra dipendenti pubblici e apertura della partita Iva, cioè il testo unico sul pubblico impiego del decreto numero 165/2011. Infatti, più spesso di quanto si pensa, capita di considerarsi erroneamente un dipendente pubblico ma, in realtà, non lo si è. Questo accade quando il datore di lavoro non è un’impresa pubblica ma bensì una normale società per azioni. La questione che il “proprietario” della SpA sia un ente pubblico, come ad esempio lo Stato, non significa essere un dipendente pubblico. Per capire meglio possiamo dire che i Poste Italiane che tutti credono dipendenti pubblici sono in realtà gli impiegati di una comunissima società per azioni di proprietà dello Stato Italiano. Quindi, dopo aver verificato la presenza o meno del suddetto decreto n.165/2011 ed essere sicuri di essere dipendenti pubblici, si può analizzare la situazione a seconda dell’orario che si svolge.

Dipendente pubblico e partita IVA: siete dipendenti a tempo pieno o parziale?

Se siete dei dipendenti a tempo pieno, purtroppo, le regole sono chiare e non lasciano molto spazio ad interpretazioni. Infatti, il dipendente pubblico che lavora a tempio pieno è obbligato a prestare la sua attività verso il proprio Ente in modo esclusivo. Questa affermazione ha del categorico ma è così. Potete lavorare soltanto per loro quindi non è possibile avviare alcuna attività imprenditoriale oppure professionale parallelamente all’impiego pubblico e coloro che si trovano in questa situazione, ovviamente, non possono aprire una partita Iva.

Una piccola eccezione riguarda quei regolamenti nelle cui norme è specificato che il dipendente pubblico a tempo pieno può anche svolgere alcune attività “extra”. Si tratta di attività con caratteristiche di:

  • Occasionalità;
  • Non interferenza con il lavoro prestato presso l’ente;
  • Nessun tipo di conflitto d’interessi;
  • Lo svolgimento deve avvenire al di fuori dell’orario lavorativo.

Per i dipendenti pubblici che, invece, hanno un contratto di lavoro a tempo parziale le situazioni cambiano completamente. Innanzitutto va precisato che con tempo parziale s’intende soltanto i dipendenti con orario di lavoro inferiore del 50% di quelli a tempo pieno. Per chi si trova in questa situazione, non c’è il principio di esclusività e quindi si può tranquillamente avviare una seconda attività in proprio. Ma, prima di precipitarsi ad aprire una partita Iva è consigliabile leggere attentamente il regolamento del proprio ente pubblico per verificare che esistano dei divieti speciali.

Ecco quindi la soluzione definitiva

Come abbiamo capito, quindi, esiste qualche possibilità ma bisogna essere autorizzati per iscritto dall’Amministrazione.

Per concludere possiamo dire che i dipendenti pubblici con un contratto part-time possono aprire la partita Iva, invece, i dipendenti con orari di lavoro superiori, possono svolgere soltanto collaborazioni occasionali previa autorizzazione scritta dell’Ente.

Autorizzazioni e sanzioni: quadro normativo

Il quadro normativo che definisce gli obblighi e i doveri del dipendente pubblico relativamente alla possibilità di avere un doppio lavoro è contenuto:

  • Nello statuto degli impiegati civili (D.P.R. n. 3 del 1957); seguito dalla triplice riforma del pubblico impiego con
  • Lgs. 165/2011;
  • Legge 145/2002;
  • Legge 190/2012.

Un dipendente pubblico – anche di un ente locale – può esercitare un secondo lavoro, dunque, solo previa autorizzazione dell’amministrazione stessa di appartenenza. Tuttavia, nel tempo, vari ordinamenti hanno introdotto deroghe per specifici soggetti dipendenti presso una Pubblica Amministrazione come per esempio i docenti, i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, i dipendenti part-time e le casistiche come descritte sopra.

Dipendente pubblico e partita IVA

In ogni caso, il dipendente non può aprire una partita IVA perché rappresenterebbe una forma di lavoro continuativo e professionale e non più occasionale; infatti, l’autorizzazione può essere concessa dall’Amministrazione solo nei casi in cui il lavoro rientra nei criteri suddetti di occasionalità, assenza di conflitto di interessi con il lavoro principale, svolgimento del lavoro al di fuori degli orari di servizio (Art. 53 D.Lgs n. 165/2001).

Dipendente pubblico e partita IVA: le sanzioni 

Cosa accade se un dipendente obbligato a chiedere l’autorizzazione non provvede a comunicarlo alla propria dirigenza e quindi non richiede esplicitamente l’autorizzazione?

Le sanzioni previste per lo svolgimento di un secondo lavoro senza previa autorizzazione variano in base all’ordinamento interno dell’ente pubblico. La diffida e l’eventuale cessazione dell’irregolarità non esclude l’eventualità da parte dell’amministrazione di applicare una sanzione pecuniaria se prevista dall’ordinamento interno.

I casi più gravi riguardano il conflitto di interesse come previsti dagli articoli 55 – 56 – 57 del D. Lgs. 165/2001 in cui si evince che oltre all’assenza di autorizzazione, il dipendente sia andato incontro a evidenti conflitti di interesse con la mansione del proprio impiego pubblico. In questi casi, è sempre prevista la sanzione pecuniaria e anche molto pesante pari agli introiti percepiti con il doppio lavoro, infine, la sanzione non esclude l’ipotesi di licenziamento del dipendente.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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