Nel mondo delle vendite online si sta facendo strada una nuova metodologia, che sta aprendo le porte dell’e-commerce a milioni di persone, anche a quelle che non hanno grossa esperienza in materia: il dropshipping. Questo metodo, conosciuto anche con il termine drop ship, permette a un venditore di vendere un bene a un’acquirente senza possederlo realmente. 

Il meccanismo è molto più semplice di quanto si possa pensare: il venditore si limita semplicemente a pubblicizzare sul proprio negozio online una serie di prodotti. Quando un’acquirente decide di cliccare sul tasto “acquista”, l’ordine viene trasmesso direttamente al fornitore (conosciuto anche con il termine dropshipper), che si occuperà in prima persona della spedizione del prodotto all’utente finale. In questo modo il venditore non è altro che un intermediario che si pone fra fornitori e acquirenti, garantendosi ovviamente un margine di guadagno: semplice, no? Come tutte le cose, in realtà, anche il dropshipping ha i suoi pro e contro: vediamoli insieme.

I vantaggi del meccanismo

Le note positive del dropshipping balzano immediatamente agli occhi anche degli utenti meno esperti. Con questo metodologia di vendita i costi di investimento iniziale sono praticamente azzerati, dato che i prodotti vengono presi dai fornitori solo dopo l’acquisto dell’utente finale. In questo modo, quindi, non ci sarà mai merce che marcirà in magazzino invenduta. Con il dropshipping chiunque abbia un PC e una connessione internet può vendere online. Ci sono dei vantaggi anche per i fornitori, che con questo metodo possono ampliare il proprio portafoglio clienti e incrementare i profitti.

Cosa c’è che non va nel dropshipping

Con il drop ship, tuttavia, non sono tutte rose e fiori. Questo metodo di vendita sta avendo sempre più successo, quindi la concorrenza è davvero agguerrita. Per poter reggere il confronto con gli altri, quindi, bisogna tessere una rete di fornitori molto articolata. Questa decisione porta però a due complicazioni: soprattutto agli inizi, per stare al passo con gli altri i margini di guadagno sono molto scarsi. Inoltre, rivolgersi a uno o più fornitori, senza aver un magazzino proprio, significa dover aumentare notevolmente i tempi di invio e questo, in un mondo in cui colossi come Amazon garantiscono la spedizione in giornata, è un grosso limite.

Ci sono controindicazioni anche per quel che riguarda l’assistenza ai clienti: nel caso il prodotto arrivi danneggiato, o se semplicemente l’utente finale vuole avvalersi del diritto di recesso (che gli spetta per legge), iniziano i problemi. Da vero intermediario, infatti, il venditore deve essere arbitro tra il cliente e il fornitore, andando a dirimere una disputa che, comunque la si chiuda, finisce sempre per scontentare qualcuno. Inoltre, se il fornitore ha sede nei paesi asiatici, il rischio che i prodotti venduti siano non conformi alle direttive della Comunità Europea è molto elevato.

Tuttavia, al netto dei pro e dei contro, il dropshipping rimane un’attività dal basso rischio imprenditoriale. 

In caso di emergenze sanitarie

Come funziona il dropshipping e, in genere, la vendita online in caso di gravi emergenze sanitarie, come le pandemie? I commercianti online sono autorizzati a vendere? E quali sono le regole da seguire per i fattorini alla consegna e per i clienti? Le domande sono tante a riguardo, ma sostanzialmente si può affermare che le vendite online – soprattutto quelle dei generi di prima necessità – non sono sospese durante i periodi di emergenza sanitaria, e anzi sono fortemente raccomandate per limitare gli spostamenti all’essenziale e ai soli addetti alle consegne.

Tutti i merchant di dropshipping affiliati possono vendere online beni e servizi senza limitazioni di tipologia: se da un lato i beni di prima necessità come i prodotti della filiera agro-alimentare e sanitaria sono prioritari, non è esclusa la vendita di ogni altro bene o servizio online che è ugualmente utile allo svolgimento della vita quotidiana e per il benessere psico-fisico dell’acquirente che si tratti di elettrodomestici, computer per lo smart working, dispositivi elettronici, detergenti per l’igiene personale e la casa, attrezzi da giardinaggio, libri e materiale culturale per la scuola o il relax, attrezzi ginnici e tutto quanto possa servire alla vita quotidiana, anche limitatamente alle mura domestiche. In caso di emergenze sanitarie è, tuttavia, possibile incorrere in oggettive difficoltà nei tempi di ricezione della merce o talvolta di sospensione del servizio di consegna per deficienze logistiche e organizzative dei corrieri che possono dover affrontare un improvviso incremento delle richieste online o per ridurre i rischi alla salute dei propri dipendenti. Anche se dunque, il dropshipping è la soluzione ideale in tempi di pandemia, il servizio non potrebbe essere sempre garantito o efficiente.

Le attività di magazzinaggio e trasporto sono specificatamente consentite alle aziende con il Codice ATECO 52. È una realtà diffusa che alcune società proprietarie di siti e-commerce non siano iscritte alla camera di commercio e non abbiano un codice ATECO di riferimento per le attività specifiche di magazzinaggio, tuttavia in casi di emergenza sanitaria è possibile per il titolare della società recarsi personalmente in magazzino per impacchettare i prodotti acquistati online dai clienti o contattare il corriere per la spedizione. I merchant di dropshipping possono così svolgere tutte le attività funzionali ad assicurare una continuità di filiera o attività accessorie per lo svolgimento di un’attività consentita come la vendita di prodotti e servizi online.

Come modificare i contratti commerciali in vigore in caso di sopravvenuta necessità

Quando sopraggiungono situazioni di emergenza per cui un’attività commerciale viene sospesa, ma vi sono in corso dei contratti, sussiste la possibilità di modificarli o rinegoziarli, ma molto dipende dalla tipologia di attività commerciale: se negozio fisico o e-commerce. Nel caso dell’e-commerce – come si è visto – non vi sono limitazioni a continuare la vendita, nel caso di negozi fisici che devono rimanere obbligatoriamente chiusi al pubblico in caso di emergenze sanitarie, si può ricorrere a due istituti giuridici:

  • La parziale impossibilità sopravvenuta;
  • l’eccessiva onerosità sopravvenuta.

Invocando uno dei due istituti giuridici è possibile ipotizzare una rinegoziazione e dei contratti commerciali in essere – postponendo le date di consegna o i pagamenti – in accordo con gli eventuali creditori, fornitori o clienti e senza applicare more o sanzioni. Anche le attività che possono continuare l’operatività possono ricorrere ai termini di modifica contrattuale a fronte della dimostrazione di una fattiva riduzione del fatturato che oggettivamente rende impossibile il rispetto dell’impegno preso con il creditore.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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