I bond subordinati sono sotto i riflettori, ultimamente. La vicenda di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferrara, per cui Banca d’Italia ha iniziato un progetto di risoluzione per conservarne la continuità dei servizi creditizi e finanziari offerti, ha fatto sapere all’opinione pubblica le obbligazioni subordinate e le loro caratteristiche. Sfortunatamente motivo – nelle ultime vicende - di grosse perdite per i loro possessori.

Lo ha sottolineato la stessa Banca d’Italia nella nota che ha seguito in amministrazione straordinaria le 4 banche:“

In altre parole azionisti e obbligazionisti subordinati non hanno più niente.

Cosa sono 

I bond subordinati sono una determinata categoria di obbligazioni il cui risarcimento – nel caso di problemi finanziari per l’emittente - si verifica dopo quello dei creditori ordinari. 

Le obbligazioni subordinate sono a volte chiamatejunior” per distinguerle da quelle non subordinate (o senior”). Hanno un indice di rischio maggiore, naturalmente incorporata nei guadagni, rispetto a quello delle obbligazioni senior. 

Obbligazioni subordinate: le tipologie in circolazione

Con le ultime regole sui requisiti, la divisione tra le molte categorie di obbligazioni subordinate è varia e le tipologie si sono ridotte a 2: Tier 1 e Tier 2. Precedentemente le tipologie di bond subordinati erano 4, che adesso andremo a vedere nel dettaglio.

I tier 1

Le obbligazioni subordinate Tier 1 sono le più pericolose e in caso di insolvenza si può perdere il 100% del capitale investito. 

Gli upper tier 2

Sono, dopo le Tier 1 i bond junior più pericolosi. 

I lower tier 2

Le subordinate Lower Tier 2 sono i tipi di bond subordinato più usati. Spesso hanno durata decennale. In caso di liquidazione dell’emittente, tale strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, risultando soddisfatto allo stessa maniera dei Tier 3, ma comunque dopo le obbligazioni senior .

Possono avere scadenza fissa oppure essere dotati di una clausola di risarcimento anticipato (mai prima del quinto anno di vita e, solitamente, cinque anni prima della scadenza finale). Se la banca  non usa l’opzione di rimborso anticipato nella prima data autorizzata, non solo la cedola viene incrementata in modo corposo (clausola di step-up).

I tier 3

I Tier 3 sono i bond subordinati con il minor indice di rischio (e quindi meno remunerativi). Poiché non sono conteggiati dalle banche come capitale di vigilanza vero e proprio sono un asset class poco conosciuto. Hanno scadenza breve, solitamente dai 2 ai 4 anni.

Cosa c’è da sapere

Prima di investire i propri fondi su delle obbligazioni subordinate, comunque, ci sarebbero da sapere un paio di cose ed è per questo che adesso analizziamo cinque punti che spesso passano, in modo assolutamente errato, in secondo piano:

  1. Sono strumenti complessi e assolutamente difficili da inquadrare: spesso le caratteristiche tecniche dei titoli elencati precedentemente sono scritti in inglese e molto difficile da interpretare in quanto fanno riferimento al diritto civile e alla normativa bancaria. Per capire fino in fondo il senso e le caratteristiche di questo meccanismo bisogna aver chiara la logica di funzionamento delle banche centrali e degli intermediari creditizi.
    Altresì non è sempre facilmente evincibile dalle documentazioni a quali rischi si va incontro ed è assolutamente sconsigliato andare incontro a questi investimenti avendo tra le mani solo delle informazioni sommarie per non dire superficiali;
  2. Il rischio di credito è elevato: tutte le obbligazioni subordinate comportano un rischio elevato di perdita del proprio capitale e di interessi superiori rispetto alle obbligazioni di natura ‘senior’ e che quindi non sono subordinate. Quasi sempre il rischio di perdere il 100% è praticamente cosa fatta in quando vengono privilegiati sempre gli altri creditori e il cosiddetto cuscinetto di capitale destinato ad alleviare le perdite dei finanziatori risulta essere quasi sempre limitato;
  3. Liquidità troppo scarsa: i bond subordinati possono essere difficile (per non dire impossibile) sia da acquistare che da vendere in quanto ogni titolo fa ovviamente storia a se in particolar modo in questo periodo (ovvero nell’ultimo biennio) dove fattori quali l’extension risk complicano di molto il compito dei market maker;
  4. Rischio difficile da poter diversificare: il prezzo di queste obbligazioni nel recente passato ha subito un periodo di estrema turbolenza rendendo praticamente impossibile gestire e diversificare il rischio e a questo punto l’avere un portafoglio ampiamente diversificato non è sinonimo di controllo del rischio. E se a questo aggiungiamo le oscillazioni il quadro diventa sempre più incerto e rischioso.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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