Con la Legge di Stabilità 2018 si prevede una parte destinata alle disposizioni tributarie per le imprese e alle partite Iva. Con essa si vogliono introdurre maggiori tutele per i possessori della stessa e diminuire le tasse per la Partita IVA che li riguardano. Ci sono delle novità molto importanti per quanto riguarda le assenze, i corsi di formazione, le garanzie per la maternità e per la malattia oltre a quelli già avvenuti in passato che interessavano il pagamento dei contributi in caso di una grave malattia che richiede un’assenza dal lavoro superiore ai 60 giorni, che venivano pagati in seguito con un lasso di tempo pari a tre volte la durata della patologia; e l’eliminazione dell’obbligo di non lavorare in gravidanza durante i cinque mesi di maternità.

tasse per la Partita IVA: Regime forfettario agevolato

Già con il nuovo ed unico regime forfetario agevolato, che era entrato in vigore dal 1° gennaio 2016 si sono potuti verificare i primi effetti positivi riguardo il pagamento delle tasse per la Partita IVA per coloro che rispondono ai seguenti requisiti:

  • ricavi o compensi non devono essere superiori ai limiti indicati
  • non aver sostenuto spese per collaboratori superiori a 5.000 euro lordi;
  • non aver superato i 20.000 euro di costi lordi per ammortamento di beni strumentali.

Sono esclusi al regime forfetario agevolato:

  • regimi speciali IVA o regime forfetari per la determinazione del reddito;
  • contribuenti non residenti, a meno che il 75% del reddito sia prodotto in Italia
  • chi come attività abituale effettua vendite di fabbricati, mezzi di trasporto nuovi e terreni edificabili.

Questo nuovo Regime Forfettario si basa sull’effettuazione del calcolo della base imponibile mediante l’utilizzo di coefficienti di redditività divisi in base all’attività che si esercita e sulla quale, poi, viene calcolata l’aliquota sostitutiva al 15% o al 5%, agevolando di gran lunga il pagamento delle tasse per la Partita IVA, in caso di start up, cioè per i primi 5 anni. Si può continuare ad utilizzare il precedente Regime dei Minimi, con l’aliquota al 5%, per quelli che non hanno ancora raggiunto i 35 anni o per coloro i quali non sono trascorsi ancora 5 anni da che hanno iniziato dell’attività, il tutto nel rispetto del limite dei ricavi di 30.000 euro.

I vantaggi fiscali per chi utilizza il regime forfettario in tema di tasse per la Partita IVA consistono in:

  • esclusione da IVA e IRAP nonchè studi di settore e i parametri;
  • reddito assoggettato ad imposta sostitutiva IRPEF-IRAP del 15%;
  • calcolo forfettario del reddito imponibile che viene fatto applicando sul totale dei compensi/ricavi, i diversi coefficienti di redditività a seconda del codice ATECO; essi, di fatto, vanno a ridurre la misura della base imponibile su cui si calcola il 15%;
  • esonero dalle ritenute d’acconto dei ricavi o dei compensi corrisposti dai sostituti d’imposta;
  • esonero dalle ritenute alla fonte.

Costi per gestire la partita Iva e tasse per la Partita IVA

Per aprire la partita Iva, sostanzialmente, non si deve sostenere nessunissimo costo iniziale ma basta compilare il modello apertura AA9 e il relativo invio per diventare possessori ed iscritti.

Nel modello, bisogna indicare i dati relativi all’attività che si intende svolgere, e se si tratta di attività di libero professionista oppure di lavoro autonomo inserendo il relativo codice atecofin. Qualora si tratti di società, tramite un notaio si deve stipulare un atto costitutivo. È indispensabile indicare il luogo dove saranno tenute le scritture contabili ed il regime fiscale per il quale possedete i requisiti. Vige, ancora oggi, il regime fiscale in vigore dal 1 gennaio 2012 cioè quello con tassazione al 5%.

Invece, limitandosi ai soli costi di gestione di una partita, evitando quindi di soffermarsi su iva, Irpef, e Irap sottolineiamo che i costi di gestione sono in funzione diretta alla mole di lavoro che serve per la gestione e sono, quindi, una conseguenza diretta del tipo di natura delle prestazioni e della loro quantità di movimentazione. In sostanza, i costi per gestire la partita Iva sono quelli che riguardano il compenso del Commercialista che vi tiene i conti e che dovrà poi farvi la dichiarazione dei redditi. Per quanto riguarda le tasse per la Partita IVA da pagare, non ve ne sono sulla partita Iva bensì sui redditi fiscali prodotti tramite la vostra attività lavorativa e sui quali saranno calcolate le imposte da pagare. Le tasse per la Partita IVA si pagano sulla cifra che risulta dalla sottrazione tra l’ammontare dei ricavi e i costi deducibili di gestione della propria attività. 

Quali sono i costi deducibili?

tasse per la partita iva

I costi deducibili sono una voce molto importante per tutti i possessori di partita Iva e si tratta di tutte quelle spese sostenute per il trasporto, spese telefoniche, i costi per affitto o acquisto di locali per lo svolgimento dell’attività, per l’acquisto e la manutenzione di materiale informatico, i corsi di formazione. Le spese di rappresentanza, i costi sostenuti per l’apertura e la gestione della partita IVA e delle tasse per la Partita IVA.

Una volta l’anno si deve presentare la dichiarazione dei redditi, e a tutti i costi vanno aggiunti quelli del commercialista che ve la compila e vi dice quale importo di IRPEF dovete pagare. L’IRPEF è una imposta diretta e progressiva, relativa all’entità di tutti i redditi percepiti che, si versano a seconda dello scaglione al quale si rientra. L’imposta dovuta è in base alla relativa aliquota IRPEF

Scaglioni e aliquote IRPEF 2018

I diversi scaglioni per le aliquote Irpef e le tasse per la Partita IVA attualmente in vigore sono:

Primo scaglione:

  • Reddito tra 0 e 15.000 euro
  • aliquota 23%

Secondo scaglione

  • Reddito tra 15.001 e 28.000 euro
  • aliquota 27%

Dal secondo scaglione in poi, si applica l’aliquota successiva solo sulla parte eccedente di reddito.

Terzo scaglione

  • Reddito tra 28.001 e 55.000 euro
  • aliquota 38%

L’aliquota IRPEF è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda.

Quarto scaglione

  • Reddito tra 55.001 e 75.000 euro
  • aliquota 41%

L’aliquota sulla quota eccedente il terzo scaglione è del 41%.

Quinto scaglione

  • Reddito sopra i 75.000 euro
  • aliquota 43%

Sopra i 75.000 euro di reddito, l’aliquota è del 43%. Coloro che hanno il reddito annuo eccedente i 75 mila euro, cioè oltre 6.250 euro mensili dovranno pagare 25.420 euro più il 43% sul reddito eccedente

Aprire una partita iva nel 2019: vediamo i dettagli del procedimento

tasse per la partita iva

Per aprire una partita Iva e pagare le tasse per la Partita IVA si deve presentare una regolare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà al rilascio del suddetto codice. Si deve inoltre compilare e consegnare all’ufficio preposto il modello AA9/12, se si tratta di una persona fisica o il modello AA7/10 per quanto riguarda società o altri soggetti.

Per aprire una partita Iva a regime ordinario è opportuno considerare tutta una serie di costi necessari, quali:

  • I costi Irpef;
  • I costi Irap;
  • I costi per la Camera di Commercio e per il diritto camerale;
  • I costi Iva: cioè l’imposta sul valore aggiunto.

Però, l’apertura di una partita Iva nel prossimo 2019 potrebbe risultare in parte diverso, proprio per via della Comunicazione Unica nel Registro delle Imprese. Infatti, tutto il procedimento si potrà svolgere per via totalmente telematica grazie a ComUnica Impresa, cioè un programma che si può scaricare in maniera del tutto gratuita e che guiderà alla perfezione gli utenti attraverso tutto il processo, seguendoli passo dopo passo.

tasse per la partita iva

Si tratta di un procedimento che offre una apertura della partita Iva, oppure le sue varie ed eventuali modifiche successive o, ancora, le cancellazioni. Per usufruirne sarà però necessario avere un indirizzo di posta elettronica certificato, cioè PEC, a cui verrà inviata la ricevuta che sarà valida per l’avvio dell’impresa.

Per tale procedimento che avrà inizio dal 2019, inoltre, saranno indispensabili due aspetti in particolare. Il primo requisito è rappresentato dalla firma digitale; per ottenerla ci si dovrà recare, nello specifico, presso le Camere di commercio e presentare il codice fiscale, un indirizzo e-mail valido e un documento di riconoscimento che sia in corso di validità. Il secondo requisito, invece, non sono altro che le credenziali Telemaco per le quali si dovrà fare una regolare richiesta presso gli Ordini professionali e presso le associazioni di categoria. Alternativamente è possibile registrarsi anche sul sito del registro imprese, utilizzando una carta di credito o un altro sistema bancario, utile per adempiere al versamento dei diritti e delle imposte.

Partite IVA, IRPEF e tasse: ecco le date da conoscere 

Il 2021 permette alle partite IVA di fare un lungo sospiro: si tratta di un’estate senza tasse per circa 3 milioni e mezzo di autonomi grazie all’accordo tra i parlamentari della maggioranza che ha permesso la proroga dei versamenti fiscali dei contribuenti.
Quest’anno i versamenti IRPEF del saldo 2020 e dell’acconto 2021 non devono essere effettuati il 20 luglio ma il 10 settembre, senza che questo implichi però cambiamenti sul metodo di calcolo previsionale in merito alla quota degli acconti che consentirà di versare la quota in base alla stima degli affari effettuati durante l’anno in corso.

Il margine d’errore per i contribuenti è pari al 20% e le somme dovute vanno versate anche a rate da completarsi, però, entro il 30 novembre 2021 con un interesse pari al 4%.

Partite IVA: ecco perché conviene il regime forfettario nel 2021

P iva

Il 2021 è un buon anno per aprire una partita IVA, in particolare per i freelance, professionisti, artigiani e commercianti ed in questo caso il nostro consiglio è di optare per il forfettario che, ricordiamo, permette la riduzione delle imposte al 5% per i primi 5 anni permettendo così al libero professionista di poter crescere in tempi non troppo lunghi.
Inoltre, tutti gli artigiani e i commercianti che accedono al regime forfettario possono richiedere una riduzione pari al 35% sui contributi INPS per 2.483,00 euro di contributi annui con una riduzione proporzionale delle settimane accreditate a fini pensionistici.

Il calcolo del reddito imponibile attraverso il coefficiente di redditività, ovvero la percentuale che indica sia la quota dei ricavi soggetta a tassazione che la quota che non viene tassata, applicato ai ricavi incassati.
Tale coefficiente nel 2021 è del 40% per i settori dell’industria alimentare e delle bevande, per i commercianti all’ingrosso e al dettaglio, mentre per le attività professionali è del 78%.
Il regime forfettario conviene ma bisogna comunque tenere conto di tutti i fattori visionati in fase di apertura della partita IVA.

Nel 2021, per chi svolge attività di freelance, soprattutto tramite il digitale, o per chi vuole aprire una start up o vuole svolgere un secondo lavoro come artigiano, la scelta migliore è il regime forfettario per via delle novità introdotte con la Legge di Bilancio del 2020.

Ricordiamo, inoltre, che per il 2021 non vi è l’obbligo di emettere la fattura elettronica ma è comunque a discrezione del possessore della Partita IVA.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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