Gli interessi legali sono considerati il frutto del godimento di una somma di denaro e sono, di conseguenza, dovuti per legge come obbligo accessorio a quello di pagamento. Il tasso degli interessi legali è stabilito dal Ministero dell’Economia e Finanze ed è regolamentato dall’art. 1284 del Codice Civile. Ma analizziamo nel dettaglio cosa si intende per interesse legale, come si calcola, le differenze tra interessi legali e interessi di mora.

Cosa sono gli interessi legali

L’art. 1284 del Codice Civile prevede che per il solo fatto che si dispone di denaro altrui, questo maturi un proprio frutto in termini percentuali della somma o capitale stesso custodito, da qui il concetto di tasso di interesse legale che è fissato annualmente dal Ministero dell’Economia entro il 15 dicembre dell’anno precedente di decorrenza. Il tasso varia in base al rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata pari o inferiore ai 12 mesi e del tasso di inflazione registrato nell’anno. Nel caso in cui non si fissa entro il 15 dicembre la nuova misura del saggio di interesse, questo rimane invariato anche per l’anno successivo.

La norma determina il saggio di interessi legali nella misura dello 0,2% annui che il Ministero può modificare annualmente determinandone la nuova misura entro il 15 dicembre di ogni anno, come detto. Al saggio di interesse si computano gli interessi convenzionali mentre gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto.

Come si calcolano gli interessi legali

L’interesse legale è, dunque, una quantità di denaro corrispondente calcolata come percentuale sul capitale depositato o investito, l’interesse legale è denominato anche tasso o saggio di interesse. L’interesse legale si calcola in regime di capitalizzazione semplice, applicando una formula che è la seguente: C x i x T, dove C rappresenta il “capitale investito”, “i” è il tasso di interesse annuo o saggio percentuale e “T” indica il tempo solitamente calcolato in giorni. Il risultato è l’interesse legale corrisposto.

Per esempio, poniamo un capitale (C) di 1000 € con un tasso di interesse all’1,5% per un periodo di 120 giorni (4 mesi), la formula che si compone è la seguente: 1000 x (1,5/100) x (120/365) = 4,93 che è l’interesse legale. Questo permette di calcolare le frazioni di anno. Alle stesse condizioni, ma per il periodo di un anno (365 giorni), l’interesse legale è 15, ovvero: 1000 x (1,5/100) x (365/365) = 15.

La variabile “Tempo”

L’interesse legale si calcola sempre per l’intero anno, tuttavia non tutti gli anni hanno gli stessi giorni poiché ogni 4 anni abbiamo un anno di 366 giorni. In quel caso bisogna tenere in considerazione quell’anno e quel giorno in più, anche se la differenza di calcolo è residuale sulle frazioni di anno. Per cui, sullo stesso esempio del paragrafo precedente avremo un interesse legale annuo così calcolato:

1000 x (1,5/100) x (366/366) = 15; mentre per le frazioni di anno si otterrà:

1000 x (1,5/100) x (120/366) = 4,91.

Cos’è l’anatocismo

Gli interessi maturati possono a loro volta generare interessi? La risposta in termini di legge è “no”, perché i cosiddetti frutti del denaro – ovvero gli interessi legali – non sono la “pianta” (il capitale) e quindi non maturano a loro volta gli interessi; infatti, gli interessi maturati da un dato capitale in un determinato periodo di tempo non vengono aggiunti al capitale che li ha prodotti e di conseguenza non maturano a loro volta gli interessi (art. 1283 del codice civile). Tuttavia, a volte gli interessi maturati a scadenza possono produrre a loro volta interessi per effetto di convenzione successiva alla loro scadenza purché si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi; quindi, in sostanza, gli interessi maturati alla scadenza dell’investimento si aggiungono al capitale che reinvestito o rinnovato continua a produrre interessi sul capitale con interessi; questo è l’anatocismo, per cui a volte, il frutto diventa pianta a sua volta per generare altri frutti.

Qual è la differenza tra interessi legali e interessi di mora

Con il termine “mora” si intende una sanzione da applicare a un inadempimento e nella fattispecie all’illecito mancato pagamento previsto da accordi o dalla legge (dalle bollette non pagate alle imposte sul reddito). L’interesse di mora dunque ha un intento sanzionatorio contro la parte in difetto che ritarda il pagamento e a favore di chi subisce il ritardo o la carenza di denaro. Il tasso degli interessi di mora secondo il D. lgs. 231/2002 è, quindi, più elevato rispetto al tasso di interesse legale. Il codice civile prevede, comunque, che in caso di inadempimento del debitore e, quindi, in caso di morosità, il tasso di interesse da applicare è sempre quello previsto dall’art. 1284.

Si parla, invece, di interessi convenzionali quando le parti – appunto su convezione – ne determinano la misura, ma in ogni caso, ogni previsione di interessi in misura superiore a quella prevista per legge deve essere concordata dalle parti per iscritto.

I lineamenti caratterizzanti dell’usura: gli interessi convenzionali moratori

Oggigiorno di grande rilevanza nell’ambiente giuridico, è l’impostazione che ritiene necessario tenere conto anche degli interessi moratori convenzionali ai fini del calcolo dell’usura. Cos’è l’usura? Uno scandalo millenario, un reato che commette chi, sfruttando il bisogno di denaro di un altro essere umano, concede un prestito chiedendone la restituzione a un tasso di interesse superiore al cosiddetto “tasso di coglia” consentito dalla legge. Ma come funziona questa realtà? Esiste un articolo, all’interno della nostra costituzione, che prende in considerazione tutti coloro che, sotto qualsiasi forma, per sé o per terzi, esercitano una prestazione di denaro o di altra utilità: colui che si muove sulla base di interessi o vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con una multa che può oscillare da 5.000 euro a 30.000 euro.

La medesima pena è altresì destinata a chi, procura a taluno una somma di denaro o altra utilità, facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso di carattere usurario. Ultimamente, la giurisprudenza, si è espressa anche per quanto riguarda gli interessi convenzionali moratori, con riferimento all’integrazione, nel calcolo periodico, degli interessi usurai. I quattro tradizionali criteri di ermeneutica consentono tale conclusione, ed è per questo motivo che la cassazione ha deliberato in merito all’inclusione nel calcolo degli interessi usurari. Ma quali sono nello specifico questi criteri di ermeneutica legale? Abbiamo l’interpretazione letterale, quella sistematica, quella finalistica e infine quella storica. La prima recita che nessuna, delle norme che vietano la pattuizione di interesse usurari, esclude da suo ambito applicativo gli interessi usurari.

La seconda invece tratta degli interessi corrispettivi e degli interessi convenzionali moratori, i quali sono entrambi sottoposti al divieto di interessi usurari, perché entrambi rappresentano la remunerazione di un capitale il cui creditore non ha goduto. Sul piano dell’interpretazione finalistica invece, è stato introdotto un criterio oggettivo, con il duplice obiettivo di tutelare da un lato coloro che vengono colpiti dal crimine dell’usura, e dall’altro il superiore interesse pubblico all’ordinato e corretto svolgimento delle attività economiche. Infine abbiamo l’interpretazione storica, la quale prevede che gli interesse convenzionali di mora soggiacciano alle previsioni che la legge antiusura ha dettato: la millenaria evoluzione storica è stata il fondamento, dalla quale non può prescindere l’interprete che volesse degli istituti giuridici. Conoscere le leggi non è tenerne a mente le parole, ma lo spirito e la forza, e la normativa che ha regolato numerosi problemi legati all’usura, oggi rappresenta una conquista per tutte le ingiustizie.

Tabella storica dei tassi di interesse legali

Di seguito, si riporta la tabella completa dei tassi di interesse come da art. 1284 del Codice Civile dall’entrata in vigore fino a oggi:

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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