Un imprenditore sa benissimo che è necessario aprire la partita iva, ma che è anche importante tenerla sotto controllo per evitare errore o imprevisti futuri. Bisogna inoltre prestare molta attenzione anche ai clienti e ai fornitori: per questo è possibile sfruttare dei tool per effettuare la ricerca della Partita IVA. desiderata, partendo da dati come la ragione sociale o il nome dell'azienda, ad esempio. In questo modo l'imprenditore e il richiedente possono confermare la veridicità dell'informazione ricercata e sapere così se può fidarsi o meno di determinate ditte o persone. 

Quali strumenti web utilizzare per la ricerca della Partita IVA aziendale: trova la società a partire dalla partita IVA

Il sito più affidabile, nonché quello ufficiale, per poter effettuare queste operazioni è sicuramente il portale dell'Agenzia delle Entrate, che offre tool, faq e numerosi servizi inerenti a questo argomento. 

Una volta inserito il numero di riferimento e cliccato sul pulsante, il sistema parte alla ricerca di informazioni sui titolari del codice.

Approfondimenti sui titolari: trova le informazioni che cerchi 

Chi ha scelto di optare per questo tipo di regime fiscale, in seguito alla riforma del Mercato del Lavoro del 2012 ha subito una serie di restrizioni per evitare l’abuso di tale tipologia di rapporto in ambito professionale. Molte volte, infatti, il contratto con un libero professionista andava a mascherare un rapporto di tipo continuativo: la pratica della P. I. dunque veniva aperta per rapporti di lavoro duraturi, senza che questi venissero trasformati in altre tipologie come il part time o contratti di tipo indeterminato.

Esistono dunque una serie di criteri definiti come “presuntivi”, in presenza dei quali (o meglio se sono presenti due su tre di questi elementi) si è autorizzati a considerare tale collaborazione come continuativa e coordinata.

I criteri nello specifico sono:

  • Rapporto di lavoro durante due anni solari consecutivi, della durata superiore agli 8 mesi.
  • Una percentuale superiore all’80% del reddito prodotto dal titolare della partita Iva, che può essere ricondotta ad un unico soggetto
  • Presenza di una postazione lavorativa fissa presso il committente del progetto.

La riforma ritiene che può essere stabilita come reale una collaborazione del genere fra committente e libero professionista, anche se sussistono i criteri di cui sopra: devono però essere dimostrate elevate competenze da parte di chi collabora (ad esempio iscrizione ad un ordine professionale), ed un compenso minimo di almeno 18mila euro lordi.

Tutti i modi per risalire alla Partita IVA di un’azienda

Se non si possiede, dunque, il numero della partita IVA di un’azienda, vi si può sempre risalire grazie a diverse forme di ricerca, partendo proprio dal nome dell’azienda o ragione sociale. Il sistema di ricerca tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate non permette di risalire alla P.I. partendo dal nome dell’azienda, occorre procedere per vie alternative, magari utilizzando banalmente il motore di ricerca, inserendo sulla barra di ricerca il nome dell’azienda e se questa ha un sito internet, visitando il sito e andando sulla pagina dei contatti, vi si trova sicuramente anche il numero di P.I. che è un dato obbligatorio da riportare nel footer di una pagina web. Una ricerca più accreditata e meno lasciata al caso è la consultazione del sito del Registro delle imprese. Il sito permette infatti di risalire al numero di P.I. digitando sulla stringa di ricerca del sito, il nome dell’azienda di cui si desidera conosce la P.I. e premere il tasto “Cerca”. I risultati sono in formato .pdf corredati di altre informazioni relative all’azienda di interesse.

Un’altra possibilità per rintracciare il numero di P.I. di un’azienda è il codice fiscale. Tuttavia, il codice fiscale permette di identificare la persona titolare di P.I., ma non l’azienda. Infatti, il codice fiscale identifica la persona, mentre la P.I. identifica l’attività che questa svolge. Anche nel caso delle ditte individuali, oltre al codice fiscale occorre avere la P.I. tra i documenti aziendali di riconoscimento, il codice fiscale da solo non è sufficiente. In possesso di quest’ultimo è possibile, comunque, verificarne la validità tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, attraverso il servizio gratuito di “verifica codice fiscale”.

Se si possiede solo il nome e il cognome della persona titolare di azienda non è possibile risalire al numero di partita IVA, mentre è possibile fare il contrario. Solo in possesso del numero di P.I. si possono ottenere tutte le informazioni relative all’azienda e al suo o suoi titolari. La ricerca del proprietario di un’azienda partendo dalla sua P.I. è sempre possibile attraverso il servizio dell’Agenzia delle Entrate di verifica partita IVA e VIES (per chi effettua scambi o ha rapporti commerciali con i paesi comunitari). È un servizio utile soprattutto per determinare l’affidabilità di un partner commerciale.

Ricerca della VIES

Chiunque commercializza o intrattiene rapporti di lavoro e/o fornitura con partner esteri nell’ambito della Comunità europea, deve possedere obbligatoriamente un numero di partita IVA europea da inserire in fattura. Prima di intrattenere rapporti di qualsiasi tipo con aziende estere è bene verificare l’attendibilità e la credibilità, soprattutto se si tratta di fornitori che richiedono pagamenti anticipati. Le partite IVA comunitarie sono abilitate a effettuare scambi con operatori UE (anche se succede una sola volta) e occorre che siano iscritte al VIES (VAT Information Exchange System). È possibile verificare la validità di una P.I. comunitaria sia utilizzando il tool dell’Agenzia delle Entrate, sia tramite il sito della comunità europea. La ricerca è molto semplice:

  • Si seleziona lo Stato della partita Iva da verificare;
  • Si inserisce il numero;
  • Si preme il tasto “invio” per effettuare la ricerca.

Il risultato è tempestivo e fornisce le seguenti informazioni: numero di P.I., nome azienda, intestatario, Stato di appartenenza. Queste sono le informazioni che si possono consultare liberamente; per conoscere l’indirizzo, per esempio, o altri dati specifici occorre iscriversi a propria volta al Registro per ricevere approfondimenti.

Split payment o scissione dei pagamenti

Tra gli strumenti adottati dalla PA per raggiungere tali importanti obiettivi vi è anche il cosiddetto Split Payment dell’Iva. Un meccanismo posto nella fattura elettronica e avviato con la Legge di Stabilità 2015 (Legge 190/2014), allo scopo di contrastare in particolare l’evasione dell’Iva. Questa non è altro che un’imposta generale sui consumi e quindi sull’acquisto di beni e servizi da parte di vari soggetti. Andiamo adesso a conoscere in dettaglio cosa sia il cosiddetto split payment dell’Iva.

Questo è, in pratica, un procedimento di scissione dei pagamenti dell’Iva allo Stato, effettuato al momento dell’acquisto di beni o servizi, da parte della Pubblica Amministrazione e che viene applicata soltanto ed unicamente ai fornitori di quest’ultima. Tale sistema rappresenta un’eccezione al tradizionale funzionamento dell’Iva, generalmente addebitata in fattura al cliente e successivamente versata dal fornitore del bene o servizio all’erario.

Con lo split payment, invece, è direttamente la Pubblica Amministrazione ad effettuare tutto questo. Come dicevamo, sono esclusivamente i fornitori della stessa ad essere soggetti all’uso della scissione dei pagamenti Iva e quindi imprese e professionisti. Tra coloro che sono assoggettati a tale procedimento troviamo, ad esempio, organi statali, enti pubblici e consorzi costituiti da questi; camere di commercio; ospedali; società pubbliche e quelle quotate alla Borsa di Milano; professionisti; università e la stessa PA.

Come si effettua lo split payment dell’Iva

La scissione dei pagamenti Iva si determina, in genere, attraverso tre passaggi: un fornitore incassa il corrispettivo per una cessione o prestazione (di un bene o di un servizio) senza Iva; il committente, a sua volta, procede al versamento di tale imposta all’Erario, seguendo una determinata procedura; il fornitore emette poi la consueta fattura elettronica, indicando sia percentuale ed importo dell’Iva (ma non caricandole al committente) e sia la dicitura dell’operazione effettuata e soggetta alla scissione dei pagamenti dell’Iva stessa.

Le fatture così emesse dal soggetto fornitore di beni o che effettua servizi verso la PA, in applicazione del procedimento dello split payment, andranno ad inserirsi nel registro Iva vendite. Tuttavia, l’imposta, esposta in fattura, non entrerà nella liquidazione Iva degli stessi fornitori o prestatori. Sarà la Pubblica Amministrazione poi a pagare a questi ultimi unicamente l’imponibile, mentre l’Iva sarà versata direttamente (sempre dalla PA) nelle casse dell’Erario.

Ricordiamo che la procedura della scissione dei pagamenti relativamente all’Iva si deve applicare quando un fornitore ha l’obbligo di emissione di una fattura verso una Pubblica Amministrazione (cioè, ad esempio, le PA in generale, Comuni, Regioni, Enti Pubblici, Università) oppure altri soggetti (evidenziati all’art.17-Ter, Comma 1-Bis del D.P.R. 633/1972), tra cui fondazioni pubbliche e società sotto controllo statale.

Soggetti esenti da tale procedura

Inizialmente, tra i soggetti tenuti ad effettuare lo split payment, vi erano tutti i fornitori, ma successivamente sono state previste alcune eccezioni. A seguito del Decreto Dignità del 2018, infatti, tale procedimento è escluso per le prestazioni di servizi eseguiti da professionisti assoggettati a ritenute alla fonte, a titolo di imposta sul reddito o di acconto. Andando nello specifico, la procedura dello split payment per l’Iva non si applica a:

  • Lavoratori autonomi del regime dei minimi (forfettario e di vantaggio), aderenti ad agevolazioni previste dalla Legge, senza l’applicazione dell’Iva alle fatture;
  • Professionisti che applicano la tradizionale ritenuta d’acconto;
  • Coloro che sono soggetti a inversione contabile o reverse charge (per cui l’Iva risulta già a carico del committente).

Aggiornamento 2022

Il sistema dello Split Payment dell'Iva o, in italiano, della Scissione dei Pagamenti, avviato negli anni precedenti, ha visto il via libera per il suo rinnovo fino al Giugno 2023 da parte dell'Unione Europea. Di conseguenza, tale meccanismo continuerá ad essere applicato per le operazioni eseguite verso le Pubbliche Amministrazioni e altre societá ed enti vari. Per poter emettere in modo corretto fatture soggette a tale meccanismo, tuttavia è sempre necessario consultare appositi elenchi aggiornati, in cui vi siano le PA e gli altri soggetti che consentono di ricevere tali fatture.

Tale elenco per il 2022, come previsto, è stato aggiornato ad Ottobre 2021 e vi rientrano in particolare le societá controllate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai singoli Ministeri; enti e societá che siano controllate dalle Amministrazioni centrali e locali e da enti nazionali di previdenza e assistenza; enti, societá e fondazioni partecipate in cui vi sia una quota non al di sotto del 70% del capitale detenuta da amministrazioni pubbliche; infine, aziende quotate presenti nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana di Milano.

Ricordiamo che la disciplina relativa al meccanismo dello split Payment dell'Iva si deve applicare dalla data di inclusione effettiva ed ufficiale del soggetto (societá od ente che siano) nell'elenco apposito e della pubblicazione dello stesso all'interno del sito internet del Dipartimento delle Finanze presso il Ministero dell'Economia. Le Pubbliche Amministrazioni che non rientrano in queste liste, come definito da apposita normativa, sono inserite in uno specifico elenco IPA pubblicato sul web, in particolare sul sito dell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni.

Pertanto, per quegli operatori o professionisti interessati all'applicazione del sistema dello split payment, tali elenchi, che devono essere aggiornati annualmente in maniera obbligatoria e pubblicati sul sito del Ministero dell'Economia, sono di fondamentale importanza. Infatti, al momento della fatturazione, i cedenti o committenti dovranno appurare e definire l'eventuale applicazione o meno del sistema a scissione dei pagamenti.

Autore: Enrico Mainero
Immagine di Enrico Mainero

Dal 2011 Direttore Responsabile e Amministratore unico di ElaMedia Group SRLS. Mi dedico prevalentemente all'analisi dei siti web e alla loro ottimizzazione SEO, con particolare attenzione allo studio della semantica e al loro posizionamento organico sui motori di ricerca. Sono il principale curatore dei contenuti di questo Blog (assieme alla Redazione di ElaMedia).

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